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La Maschera: Perchè
Beach Mask Festival
Quando ho pensato a questo evento sul teatro ho focalizzato la mia attenzione su quale forma di linguaggio teatrale potesse essere transnazionale, potesse prescindere dalle lingue e dalle culture specifiche degli spettatori… ed immediatamente la risposta mi è stata chiara: la maschera, che invece di coprire in realtà rivela il teatro e attraverso di esso l’essenza dell’istinto umano, dei caratteri e della comunicazione corporea. La maschera, nelle sue varie forme e contesti socio-culturali, ci porta nel mondo dell’equilibrio e del silenzio, precedendo e andando oltre il movimento e la parola. È un’equazione diretta che porta attore e spettatore dall’impressione all’espressione, è il supporto diretto di una esplorazione dei sensi e delle passioni umane attraverso lo spazio corporale utilizzando i ritmi e le forme di un linguaggio specifico ma inconscio. Questo fa si che il teatro in maschera sia un tipo di espressione artistica atavica che comunica direttamente, attraverso il vissuto, con la parte più ancestrale e diretta di un individuo. Si tratta di un genere di teatro in cui la convenzione tra attori e spettatori è immediata e riconoscibile: il livello del “gioco” teatrale attraverso l’uso della maschera e del travestimento raggiunge e supera l’aneddoto e tende verso l’universale. Per questo viene da tutti immediatamente riconosciuto e ancor più compreso.
"ci sono tre maschere: una è quella che noi pensiamo di essere, una è quella che realmente siamo, e una è quella che abbiamo in comune tra le due." Jacques Le coq
Quindi, quando parliamo di maschera non intendiamo solo quell’oggetto artificiale che copre il viso dell’attore e ne immobilizza le espressioni facciali: sarebbe troppo riduttivo. ma ci riferiamo ad un linguaggio teatrale ed modo di comunicare in cui il corpo vince sulla parola, in cui l’istinto vince sulla ragione. Ecco allora che anche il clown è una maschera. Ancor di più lo è il il clown “clandestino”: è un clown in incognita, senza naso rosso, che agisce senza mai svelare la propria natura di clown: il suo è un lavoro sulla verità della rappresentazione, che ha successo se il pubblico ne resta spiazzato e non capisce che cosa stia succedendo. Per non cadere nell’artificiosità del personaggio, il Clandestino deve lavorare con e su la Maschera neutra.
Alessio Nardin
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